2 aprile 2017

C'è un asilo nel bosco dove i bambini imparano a essere felici

"Io sono un maestro." Così è cominciato l'incontro a Castelvecchio a Savignano con Paolo Mai, ultimo appuntamento di un ciclo di incontri sull'autenticità. Paolo è l'educatore che, dopo anni di esperienza con i più piccoli, nel 2014 ha dato vita a L'Asilo nel Bosco
Paolo Mai porta il suo "Asilo nel Bosco" a Savignano Eventi a Cesescuola dell’infanzia – e in futuro anche scuola primaria – situata nella campagna di Ostia Antica dove, ispirandosi alle esperienze del nord Europa, si fa educazione all’aria aperta. 

Paolo Mai - credits Asilo nel Bosco


La base pedagogica è data da Metodo Montessori, pedagogia Waldorf, educazione libertaria, oltre a modelli come Paulo, Freire, Mario Lodi e Gianfranco Zavalloni, che fu dirigente scolastico proprio qui vicino, a Gatteo e Sogliano.
Qualche gioco per rompere il ghiaccio, un breve video per farci vedere in cosa consiste l'esperienza di Ostia e poi ha iniziato a raccontare.

Cinque sono i pilastri del progetto educativo dell'Asilo nel Bosco:
1- Lo spazio esterno come aula didattica privilegiata e fonte di esperienze. L'aula con la rigida educazione frontale mortifica la curiosità, mentre a Ostia l'asilo si trova vicino al Tevere e agli scavi archeologici, poi c'è un maneggio e anche i campi che sono occasioni di ricerche e che arricchiscono la quotidianità. I bambini la mattina si interrogano: "Dove andiamo oggi?".
2-  Grandissima attenzione alla relazione. Se si sentono ascoltati e amati i bambini sanno creare la relazione. (E in effetti nutro seri dubbi su quelle maestre delle quali si dice "insegna bene eh, ma con i bambini non ci sa fare".)
3- Esperienza diretta, perché chi fa impara, molto di più di chi ascolta e basta.
4- Educazione emozionale, dalla quale dipende lo sviluppo cognitivo. Per essere felici bisogna sapersi relazionare e dunque saper gestire le emozioni.
5- Il gioco come veicolo didattico privilegiato che attiva le energie del bambino.

Questo è l'impianto pedagogico fondamentale di un approccio che potrebbe sembrare alternativo, ma che in realtà è totalmente in linea con gli obiettivi consigliati dal ministero per la scuola dell'infanzia. Senza dimenticare l'importanza di un patto educativo – proprio quello di cui oggi si sente la mancanza – tra famiglie ed educatori.

"La scuola di stampo ottocentesco che tutti conosciamo - dice Paolo - non è altro che uno strumento per mantenere lo status quo e per formare consumatori acritici, una scuola che spinge all'omologazione, dove se hai un'intelligenza logico-matematica o verbale te la cavi, altrimenti ti ritrovi frustato perché altri tipi di intelligenza non vengono considerati.
Un luogo che non parla della quotidianità dei bambini, dei loro interessi; ma tutti i più grandi pedagogisti dicono di partire dal bambino, da ciò che gli piace, dalla sua realtà. Il maestro deve saper far crescere il bambino in un clima di libertà e ascolto, lavorando molto sul contesto e mettendosi quasi da parte."

La domanda potrebbe essere: "Qual è lo scopo della scuola?" 
"Lo scopo della scuola deve essere quello di aiutare a scoprire il proprio talento; chi conosce i propri talenti si prepara a vivere una vita felice e il talento lo scopri quando puoi conoscere tante cose diverse. Ogni maestro, ogni insegnante dovrebbe chiedersi a cosa serve la scuola. Porsi in modo autentico davanti al bambino, togliersi quella maschera sociale che molti maestri hanno, è fondamentale; ma per fare questo è necessario aver lavorato molto su sé stessi, ed educare col cuore. Perché se non si insegna con l'amore, finisce che si insegna con la paura."

"Il nostro obiettivo è di arrivare all'università, vogliamo creare modelli che contaminano. Del resto tempo fa ci prendevano per matti, mentre oggi giriamo l'Italia per raccontare quello che facciamo. Siamo diventati famosi perché abbiamo messo su Facebook una foto di un cartello dove, al posto dei divieti che i bambini spesso si sentono ripetere, c'è un elenco di cose belle che all'asilo nel bosco si possono fare."

 
A settembre partirà la scuola primaria Piccola Polis, progetto nato dalla collaborazione tra l'Asilo nel Bosco di Ostia Antica e "Una scuola", manifesto pedagogico elaborato da due ricercatrici dell’università Bicocca di Milano.

Del resto, è ormai chiaro che la scuola italiana pubblica italiana come la conosciamo deve essere svecchiata. Ci sono già delle realtà virtuose e tempo fa ho avuto la fortuna di visitare  Serendipità, la scuola di stampo libertario immersa nella campagna di Osimo, e, prima ancora, di conoscere l'antropologa francese Noemy Paymal, fondatrice di Pedagooogia 3000. Ma non aspettiamoci che saranno i governi a cambiare qualcosa, i veri cambiamenti arrivano dal basso, dagli educatori e dai genitori.
La scuola che la maggior parte di noi ha frequentato è ormai superata. Da più parti mi arriva netto il sentore che il vento stia cambiando, non sembra anche a voi?